Ho la ferma convinzione che l’attuale momento storico ci impone una condotta sociale partecipativa, fino ad assumere caratteri di protesta aperta in cortei e manifestazioni pacifiste, prima di trovarci costretti a sfilare in raduni domenicali obbligatori con inni e salmi


venerdì 9 aprile 2010

RU 486, un dibattito spietato da www.luigidemagistris.it/

Un dibattito spietato che inghiotte il buon senso, azzera sofferenze e biografie, nega battaglie storiche e conquiste civili, miete soprattutto una vittima e la sacrifica nell’agone politico ancora dominato dalla collera elettorale: la donna. Lo ingaggiano, questo dibattito spietato, i nuovi crociati padani insieme ai tanti moralisti d’accatto che siedono anche al governo e, ipocritamente, si fanno scudo del principio cristiano della difesa della vita per portare avanti la conquista etica del Paese. Un Paese che vorrebbero integralista e disumano, illiberale e non secolarizzato, punitivo e forse perfino crudele. La donna e i suoi diritti diventano, per Lega e PdL, terreno di scontro al solo fine di incassare consenso, spesso proprio d’Oltretevere, e finiscono strattonati e contesi come fossero cosa fra le cose, argomento da voto, bandiere di crociata. Si definisce discussione intorno alla somministrazione della pillola abortiva, nella realtà è l’ennesimo pretesto ideologico-politico. Non conta che si stia parlando di una farmaco usato, in alcuni casi da oltre 20 anni, in tutta Europa (ad eccezione di Irlanda e Polonia) e in gran parte dei paesi in regime di day hospital; che in diverse nazioni l’aborto farmacologico registra un ricorso che sfiora il 60% dei casi; che può essere alternativo, in situazioni cliniche particolari, al più invasivo intervento chirurgico, magari sconsigliato per non esporre al rischio la salute della donna; che è stato autorizzato qui in Italia dalla Agenzia del farmaco, dopo una commissione di inchiesta parlamentare, voluta dalla maggioranza, per cercare di rimandarne la commercializzazione. Infine non interessa che sia compatibile anche con la legge, la 194, che promuove l’innovazione medica attraverso l’impiego di tecniche più moderne e più rispettose della integrità fisica della donna. Ed è proprio questa legge frutto di un lungo dibattito svoltosi nel Paese negli anni ’70 e passata al vaglio del referendum, scaturita da una delicata mediazione che ha visto partecipare anche la D.C., che forse vuole essere colpita dal governo e non solo. Allora tutto questo diventa di importanza secondaria, mentre si fa consistente il pericolo di un Paese dall’etica e dalla legge a macchia di leopardo, con alcune Regioni –soprattutto quelle guidate dai neo crociati - che faranno di tutto per scoraggiare il ricorso alla RU486, complice un ministro del Welfare che minaccia ‘ritorsioni’ punitive a chi -medici e amministratori locali- semplicemente lasceranno che sia la coscienza, della paziente e dei sanitari, a valutare l’uso di questo farmaco, in rispetto sempre delle norme dello Stato. Perché per Sacconi il medico è maligno e la politica sospetta, per cui potrebbero entrambi favorire il non ricovero della paziente. Perché per Sacconi la donna è immorale e si potrebbe, con la RU486, creare una sorta di lassismo etico e quindi accrescere il ricorso all’aborto. Bisognerebbe ricordargli che chi scegli di interrompere la gravidanza lo fa in coscienza e lo Stato sulla soglia della coscienza deve fermarsi, per non diventare Stato etico, cioè qualcosa di ben lontano da quella condizione di diritto a cui tutti aspiriamo. Altra cosa, da ricordare al ministro e ai tanti crociati della politica, è che la nostra Costituzione ci consente di scegliere i trattamenti sanitari a cui vogliamo o non vogliamo sottoporci. Anche questo, ovviamente, è per loro un fattore trascurabile. Tanto a pagare il prezzo dell’ipocrita crociata sono le donne e la democrazia.

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