Ho la ferma convinzione che l’attuale momento storico ci impone una condotta sociale partecipativa, fino ad assumere caratteri di protesta aperta in cortei e manifestazioni pacifiste, prima di trovarci costretti a sfilare in raduni domenicali obbligatori con inni e salmi


lunedì 29 marzo 2010

Emergenza corruzione da Agenda Rossa de l'Unità del 28/03/2010


Il tema della trasparenza nell'utilizzo dei fondi pubblici è molto sentito in Europa. Un recente studio ha confermato che tra i cittadini dell'Unione europea la corruzione è considerata una delle principali emergenze. Luci e ombre caratterizzano l'attività nelle sedi istituzionali dell'Unione. La dichiarazione scritta contro la corruzione che ho presentato insieme ai colleghi Monica Macovei, Ana Gomes e Bart Staes ha già raggiunto circa trecento firme tra i deputati. Finite le adesioni a maggio, inizieremo a raccogliere, unitamente a movimenti ed associazioni operanti in Europa, un milione di firme per l'adozione di un'iniziativa di legge popolare contro la corruzione. Un'ombra è stata la votazione in settimana, in Commissione controllo sul bilancio che presiedo, del via libera (cd. discarico) ai conti del Parlamento. Si doveva verificare la trasparenza e la correttezza nell'utilizzo dei fondi del Parlamento. La Commissione si è spaccata. I gruppi minoritari (sinistra, verdi e democratici e liberali dei quali IDV fa parte) hanno votato per la relazione presentata dal rappresentante dei verdi che era critica sulle modalità di utilizzo di milioni di euro. Appalti, spese, patrimonio immobiliare, personale. Una relazione tesa a rendere il Parlamento più pulito e trasparente. I due gruppi politici dominanti (popolari e socialisti), in una logica inciucesca-consociativa, in quanto detentori del potere negli uffici di presidenza del Parlamento, hanno approvato una serie di emendamenti che annacquano la relazione originaria riducendo la trasparenza e le possibilità di verifica dei conti. Nella stessa giornata abbiamo rafforzato il ruolo dell'ufficio antifrode (OLAF) in modo da poter più efficacemente lavorare per spezzare il legame tra spesa pubblica e crimine. Il tema della corruzione è dirimente anche in Italia per una diversa azione politica. Costruire un'alleanza democratica nel centro-sinistra per fermare il progetto eversivo e neoautoritario di Berlusconi è agevole da realizzare tra le forze democratiche presenti nel Paese. La difesa della Costituzione è il collante per un fronte di resistenza da costruire in tempi rapidi tenuto conto dell'assalto alla democrazia da parte del dittatore e dei suoi peones. Il lavoro di costruzione di una seria e duratura alternativa di governo è, invece, più complesso dovendosi anche affrontare la questione della realizzazione, nel Paese, di un consolidato sistema corruttivo fondato su un rapporto perverso tra politica, impresa, ceti di poteri dominanti e crimine. La lotta politica al berlusconismo non basta. Il sistema non è solo Berlusconi ed il centro-destra. E' molto più diffuso e radicato. E' proprio nella lotta alla corruzione ed al crimine organizzato, nella trasparenza della cosa pubblica, in un'azione politica nell'interesse della collettività che si deve realizzare l'alternativa di governo. Questa azione sarà credibile se condotta da chi è fuori dal sistema. Il blocco sociale, economico e politico - avvolto da un decadenza culturale senza precedenti - deve essere sconfitto da una Politica caratterizzata dall'assenza di compromessi sui valori.

sabato 27 marzo 2010

Rosario Crocetta da www.antimafiaduemila.com


A pochi giorni dal divieto di accesso al Parlamento Europeo della delegazione di universitari palermitani, “rei” di indossare una t-shirt con scritta “No mafia” interpretata dagli uomini della security come uno “slogan politico”, a Bruxelles, lo scorso 24 marzo, si è tornato a parlare di Antimafia e di lotta al fenomeno mafioso in Europa, con un evento fortemente voluto dall’eurodeputato del Partito Democratico Rosario Crocetta. All’incontro hanno aderito europarlamentari appartenenti a diversi gruppi, alcuni dei quali hanno indossato la maglietta “no mafia” in segno di solidarietà. La conferenza ha visto la straordinaria partecipazione di Elisabetta Caponnetto, moglie del padre del pool Antimafia di Palermo Nino Caponnetto e del presidente dell’omonima associazione Salvatore Calleri. Presente anche una delegazione di circa 60 persone provenienti da diverse città siciliane.
Martin Schultz presidente del gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici presso il PE nel suo intervento, ha manifestato la necessità di una lotta alla mafia europea, esprimendo il suo dissenso verso un’interpretazione diffusa della mafia in molti paesi della UE, che la vedono come un fenomeno folckloristico italiano. Schultz si è impegnato per far si che vada avanti la proposta avanzata da Crocetta riguardo l’istituzione di una commissione antimafia a Bruxelles, ribadendo stima e solidarietà nei confronti di tutti coloro che ogni giorno rischiano la vita per promuovere e affermare il principio di legalità e giustizia.
Convinto che di mafia in Europa se ne debba parlare in maniera forte e approfondita anche Juan Fernando Lopez Aguilar, ex ministro della Giustizia in Spagna, oggi eurodeputato che ha rimarcato particolarmente sulla necessità che si crei una normativa comune a tutti gli stati membri, che punisca il reato di associazione mafiosa e dei crimini connessi, in maniera uguale ovunque vengano commessi, mettendo in connessione le forze di polizia dei vari stati, in modo da creare un’ampia rete unitaria che combatta la criminalità organizzata senza sconti, con regole e leggi condivise che portino ad una lotta decisa e dura negando così la possibilità alla mafia di strutturarsi più facilmente in alcuni paesi europei, perché non vi sono leggi che prevedono pene rigide e controlli approfonditi.
Intervenuti all’incontro anche i deputati Sonia Alfano, Luigi De Magistris, Rita Borsellino, Luigi Berlinguer e Sergio Cofferati.
L’eurodeputato Rosario Crocetta, promotore dell’iniziativa, ha espresso la volontà di continuare ad affrontare la questione della lotta alla mafia tanto in Italia, quanto in Europa annunciando una battaglia al Parlamento Europeo per l’istituzione della Commissione Antimafia e l’organizzazione programmatica di eventi come questo, per non far calare l’attenzione su un fenomeno, qual è quello mafioso, che ormai è assolutamente integrato nel tessuto economico - sociale di tutti i Paesi.

Nei prossimi giorni saranno visibili gli interventi integrali di tutti i partecipanti all'iniziativa sul sito www.rosariocrocetta.com.

lunedì 22 marzo 2010

Rita Borsellino: ''Inopportuna la foto di Paolo in tarocco''


Palermo. ''Una trovata controversa e inopportuna''. Cosi' Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo, commenta lo striscione comparso sabato 20 marzo durante la manifestazione del Pdl a Roma nel quale Paolo Borsellino, il giudice ucciso dalla mafia nel 1992, veniva raffigurato in una carta del tarocco per rappresentare la giustizia.
''A parte la scelta comunicativa di difficile comprensione, reputo inopportuno strumentalizzare l'immagine di Paolo per fini politici. - aggiunge - Tanto piu' che il tarocco in questione campeggiava in mezzo a striscioni in cui si attaccavano i giudici e lo strumento delle intercettazioni, in una piazza in cui erano presenti quegli stessi politici che hanno fatto della delegittimazione della magistratura una bandiera da sventolare con orgoglio, al punto da elevare a eroe un mafioso del calibro di Mangano''.
''Paolo e' stato un eroe, ma non puo' passare il messaggio che lui sia l'unico 'giudice buono' - conclude - a fronte di una magistratura 'cattiva'''.

sabato 20 marzo 2010


Acqua nostra

di Luigi de Magistris - 20 marzo 2010
Si scrive acqua ma si legge democrazia. Lo si scrive oggi, ma lo si leggerà soprattutto nel futuro, perché il controllo dell’acqua rischia di essere la nuova frontiera di scontro tra i popoli, oltre che una ferita che potrebbe aprirsi nel nostro tessuto sociale.


Il nesso acqua-democrazia è alla base della manifestazione che sabato si terrà a Roma in sostegno della giornata nazionale che lancia il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, promossa dal Forum italiano dei movimenti e che vede coinvolti partiti politici, amministrazioni locali e associazioni. L’acqua è un diritto fondamentale che non deve essere barattato e che non deve esser considerato una merce, rischiando di trasformarsi di conseguenza in un privilegio da concedere al migliore offerente. Purtroppo il destino dell’ “oro blu” sembra segnato dalle scelte del Governo, le cui azioni vanno proprio in direzione di una sua privatizzazione e di una sua riduzione a merce, esposta all’attenzione rapace delle lobby e delle società. Per questo è necessaria una mobilitazione pacifica ma convinta verso questa sottrazione indebita di un bene comune, che vede un diritto -come è stato appunto sancito dall’Onu e dall’Ue- svenduto agli interessi speculativi, figli di un intreccio ingiusto tra alcune amministrazioni politiche e multi utility, che non esclude il ruolo delle mafie. Un legame a doppio filo, fatto di concessioni rilasciate in cambio di posti di lavoro da gestire a proprio vantaggio per pilotare bacini di voto e controllare il territorio. L’acqua significa oggi appalti da miliardi di euro che sono, soprattutto nel Sud, al centro dell’interesse criminale nella potabilizzazione e depurazione, nella realizzazione delle reti idriche, nelle convenzioni con le multinazionali predatorie. Smarrito l’obiettivo del bene comune, è stata inoltre abbracciata la logica predatoria del profitto e le municipalizzate sono diventate Spa sotto dittatura delle leggi del mercato. Speculare sull’acqua, distruggere il principio che la vuole di tutti e che la indica come diritto fondamentale, è una manovra che neanche il liberismo più accecato e selvaggio ha potuto compiere a volto scoperto. Non potevano infatti dirci che avrebbero privatizzato l’acqua, così ci hanno raccontato che ne avrebbero “solo” ceduto la gestione ai privati, regalando lo status di monopolio de facto alle aziende. Il decreto legge, con cui a novembre il Governo ha emanato una riforma dei servizi pubblici locali in merito alla gestione dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti urbani, consente in maniera più massiccia la partecipazione dei privati nell’erogazione di questi servizi. Approvato con l’ennesimo blitz della fiducia, si pone fine alla proprietà collettiva dell’acqua e la gestione della sua distribuzione è sottratta alle mani del servizio pubblico, dando a questo bene una rilevanza economica che appunto lo espone alla speculazione e alla rapacità privata. Importantissima sarà allora la raccolta di firme per il referendum contro le norme che stanno portando alla privatizzazione e che vogliono ridurre l’acqua a “cosa” per pochi e da pochi gestita, distruggendo un diritto e un bene che è nostro. Nessuno escluso. Appuntamento in piazza della Repubblica, a Roma, alle ore 14.

Tratto da: gliitaliani.it

Michele Santoro alla conferenza stampa di Raiperunanotte

lunedì 15 marzo 2010

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"