giovedì 29 aprile 2010
martedì 27 aprile 2010
lunedì 26 aprile 2010
Giornalisti e opinione pubblica il 28 aprile a Piazza Navona davanti al Senato contro le nuove norme bavaglio.

Il potere non vuole controlli, nuovo pesante bavaglio all’informazione.
Continua senza sosta la mobilitazione contro chi vuole mettere il bavaglio all’informazione. Dopo la manifestazione di 300mila persone del 3 ottobre a piazza del Popolo e le iniziative contro la decisione di sospendere in campagna elettorale le trasmissioni di approfondimento, un nuovo appuntamento per i giornalisti e per chi nell’opinione pubblica vuole essere correttamente informata.
Mercoledì 28 aprile 2010 dalle 10,00 alle 14,00 tutti a Piazza Navona.
domenica 25 aprile 2010
sabato 24 aprile 2010
venerdì 23 aprile 2010
giovedì 22 aprile 2010
Cartolina dalla Sicilia da http://www.danielemartinelli.it

Ricordate i 140 milioni di euro che il governo piduista regalò al comune di Catania non più tardi di un anno fa? Bene, ad oggi non ce n’è già più nemmeno uno. I dipendenti comunali comprano sapone e asciugamani, sono state razionate le forniture di cancelleria, i computer sono rimasti di era giurassica, e il debito dell’amministrazione retta dal sindaco nonché deputato Pdl Stancanelli, è comunque di un miliardo di euro.
Mentre nei comuni del nord il compenso medio lordo di un consigliere comunale è di 500 euro, a Palermo è di 2.768 euro. Una delibera per la variante urbanistica approvata lunedì è costata 138 mila euro. In febbraio, per altri 138 mila euro, il consiglio comunale del capoluogo siculo aveva deliberato il regolamento per assengare una borsa di studio.
Intanto decine di genitori palermitani pagano con contributi volontari detersivi, carta igienica, sapone, colori, cancelleria, tende parasole e opere di deratizzazione per le scuole dei loro figli. Siccome il ministero dell’(d)istruzione non manda un euro, alla manutenzione dovrebbe provvedere il comune di Palermo ma non ci sono i soldi perché buona parte se li pappano gli stipendi dei consiglieri, degli assessori, dei sindaci e dei segretari.
All’elementare Nicolò Garzilli, nel quartiere Matteotti, i bambini si sono ritrovati senza riscaldamento e senza bagni.
Tuttavia 9 burocrati siciliani non confermati dal governatore Lombardo, 6 dei quali si chiamano Fulvio Bellomo, Manlio Munafò, Maurizio Agnese, Maria Antonietta Bullara, Michele Lonzi e Giovanni Lo Bue (quest’ultimo ha chiesto in extremis di andare in pensione) guadagnano oltre 100 mila euro l´anno.
I responsabili della soppressa agenzia per i rifiuti, 6 in tutto stanno mantenendo lo status di dirigente di servizio. Uno di loro, Ferdinando Delle Nogare, è stato nominato capo del neonato dipartimento regionale, 2 si sono messi in pensione. Gli altri 3 – Salvatore Raciti, Marcello Loria e Letterio D´Agostino – dall’inizio del 2010 sono senza compiti. I netturbini e i cianciaioli che reclamano lo stipendio sono in strada.
La Regione Sicilia si è presa in carico la Spo, Società per l’occupazione, gestita dal Comune di Palermo. Lombardo assume 3.400 precari della Multiservizi tra netturbini delle scuole e delle spiagge a 1.000 euro mensili per 30 ore settimanali. I fondi necessari per pagare gli stipendi esentasse per 3 anni, sono a carico della regione che si prepara a sborsare 36 milioni di euro. Dei 3.400 lavoratori alcuni sono vicini alla pensione, altri sono in carcere. Quindi sarebbero circa 2.800 quelli effettivi. Questo passaggio è un fastidio in meno per il sindaco di Palermo Cammarata.
I soldi ci sono se si vuole. Basta saperseli raccomandare bene. In Sicilia sono “soltanto” 2.640 le associazioni sportive destinatarie dei 3,2 milioni di contributi regionali, ergo del nord Italia, per il 2010. Oltre alle immancabili società di calcio, ciclismo e pallavolo, ce ne sono 23 di tiro alla fune, 20 di pallapugno, ben 46 di pallatamburello, e addirittura una decina di lippa.
L’assessore regionale alle infrastrutture Luigi Gentile si è recato a Roma dal ministro Matteoli per chiedere 20 milioni di euro da destinare alla costruzione di alloggi popolari: 9 a Modica e 10 a Leonforte. Che sono assai meno dei 450 previsti a Palermo, Catania e Messina. In Sicilia sono 60 mila le famiglie in attesa di alloggio. Il ministro Matteoli ha promesso all’assessore Gentile “altri fondi per l’edilizia residenziale pubblica, per la quale il governo stanzierà 350 milioni di euro“. Dove li troveranno non è dato a sapere.
Intanto la Corte dei conti sicula, che ha già stimato un danno erariale di 2 milioni e mezzo, ha indotto la giunta sicula a segare 5.800 ore all´Enfap e 6 mila al “Ciapi” dopo che l’anno scorso furono organizzati corsi fantasma di informatica, di operatore socio-assistenziale, di parrucchiere o di estetista regolarmente finanziati, disertati per “scarso appeal degli insegnamenti”.
Anche la Cisl ha perso oltre 100 mila euro per le 16 mila ore di formazione professionale pagate (due milioni di euro) e non svolte.
Finora i soldi restituiti alla regione Sicilia, sono stati soltanto mezzo milione. Quanti sono gli enti siciliani deputati alla formazione? 1.600
Daniele Martinelli
mercoledì 21 aprile 2010
sabato 17 aprile 2010
venerdì 16 aprile 2010
giovedì 15 aprile 2010
martedì 13 aprile 2010
In piazza con Emergency

Curare, ma anche osservare e quindi denunciare. Senza opportunismi e filtri. Tenendo a mente solo un principio: il diritto alla cura e all’assistenza per tutti gli esseri umani. Con un vantaggio: la presenza sul posto, solitamente martoriato dal conflitto o dalla violenza, dalla sofferenza e dalla privazione. L’aspetto che maggiormente fa paura dell’attività di Emergency è forse proprio questo: essere in prima linea e da lì non solo fornire cura e assistenza, ma anche una visione di ciò che accade. Testimone scomodo di contesti drammatici. Ed è proprio per questo che Emergency si è guadagnata l’inimicizia trasversale di quanti vogliono imporre la menzogna di una guerra non guerreggiata o chirurgica, di un’occupazione armata camuffata da percorso di democratizzazione o giustificata con la lotta antiterrorismo, di militari portatori di pace e convivenza civile, di un successo strategico. L’Afghanistan è teatro di conflitto vero e il conflitto miete vittime soprattutto civili e in particolare infantili. Se ne macchiano le forze locali come quelle internazionali: la guerra è guerra e non ammette operazioni selettive, perché la strage non è ipotesi possibile ma certezza certa. In Afghanistan non si è vinto da nessun punto di vista: il terrorismo internazionale esiste anche oggi, il potere talebano e tribale sono ancora in piedi e la coesistenza non si è realizzata. Tanto che questo paese, nella strategia occidentale, appare sempre più importante come avamposto logistico, magari di una prossima pericolosa operazione che guarda all’Iran e al suo regime. Emergency ha sempre denunciato il volto della violenza e questa denuncia è scomoda per tutti perché tutti chiama in causa: talebani, Nato, Isaf, servizi segreti, leadership d’Occidente. Per questa denuncia sono stati oggetto di operazioni di discredito e di aggressione inaudite, che oggi si manifestano nelle dichiarazioni di ministri e autorità che vanno da Roma a Kabul. Per questo sabato prossimo il popolo di Emergency sarà in piazza Navona: per chiedere il rilascio di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, ma anche per affermare il valore della pace. E per chiedere al Governo italiano di rispondere alle tante domande che la vicenda dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah solleva. Quali? In primis perché non ha chiesto all’esecutivo afgano il rilascio dei tre cooperanti arrestati e, visto lo scadere delle 72 ore, attualmente in stato di sequestro? Quali pressioni ha attuato sul Governo e le autorità afgane per chiarire la dinamica dei fatti e le accuse rivolte ai nostri connazionali, che ancora oggi non sono state formulate rendendo non chiara la loro posizione giuridica e impedendogli la nomina di un avvocato difensore? Era stato informato o meno dalle autorità locali o dalle forze multinazionali di questa operazione presso l’ospedale di Lashkar-Gah, che ha visto l’azione congiunta dei servizi segreti e della polizia afgani, ma anche di una rappresentanza militare dell’Isaf-Nato? Perché non viene concessa la dovuta attenzione alle denunce di Gino Strada, che fin dall’inizio ha posto l’accento sul tentativo di discredito e sul sentimento di ostilità verso la ong da parte del potere afgano, ma persino delle forze armate internazionali? E’ normale, soprattutto, che il ministro degli Esteri Frattini e noti esponenti della maggioranza arrivino a delegittimare il lavoro di Emergency, bollando come “politica” la sua posizione pacifista e umanitaria che la porta a curare qualsiasi essere umano senza distinzioni politiche, di razza, religione, cittadinanza, sesso, attuando il diritto e le norme morali? Non è un’esposizione pericolosa dei suoi operatori, che ne mette a rischio l’attività e la vita, delegittimandoli agli occhi di chi li avversa perché ne teme la forza sociale ma anche quella di denuncia di verità scomode?
Luigi De Magistris
lunedì 12 aprile 2010
domenica 11 aprile 2010
sabato 10 aprile 2010
venerdì 9 aprile 2010
RU 486, un dibattito spietato da www.luigidemagistris.it/
Un dibattito spietato che inghiotte il buon senso, azzera sofferenze e biografie, nega battaglie storiche e conquiste civili, miete soprattutto una vittima e la sacrifica nell’agone politico ancora dominato dalla collera elettorale: la donna. Lo ingaggiano, questo dibattito spietato, i nuovi crociati padani insieme ai tanti moralisti d’accatto che siedono anche al governo e, ipocritamente, si fanno scudo del principio cristiano della difesa della vita per portare avanti la conquista etica del Paese. Un Paese che vorrebbero integralista e disumano, illiberale e non secolarizzato, punitivo e forse perfino crudele. La donna e i suoi diritti diventano, per Lega e PdL, terreno di scontro al solo fine di incassare consenso, spesso proprio d’Oltretevere, e finiscono strattonati e contesi come fossero cosa fra le cose, argomento da voto, bandiere di crociata. Si definisce discussione intorno alla somministrazione della pillola abortiva, nella realtà è l’ennesimo pretesto ideologico-politico. Non conta che si stia parlando di una farmaco usato, in alcuni casi da oltre 20 anni, in tutta Europa (ad eccezione di Irlanda e Polonia) e in gran parte dei paesi in regime di day hospital; che in diverse nazioni l’aborto farmacologico registra un ricorso che sfiora il 60% dei casi; che può essere alternativo, in situazioni cliniche particolari, al più invasivo intervento chirurgico, magari sconsigliato per non esporre al rischio la salute della donna; che è stato autorizzato qui in Italia dalla Agenzia del farmaco, dopo una commissione di inchiesta parlamentare, voluta dalla maggioranza, per cercare di rimandarne la commercializzazione. Infine non interessa che sia compatibile anche con la legge, la 194, che promuove l’innovazione medica attraverso l’impiego di tecniche più moderne e più rispettose della integrità fisica della donna. Ed è proprio questa legge frutto di un lungo dibattito svoltosi nel Paese negli anni ’70 e passata al vaglio del referendum, scaturita da una delicata mediazione che ha visto partecipare anche la D.C., che forse vuole essere colpita dal governo e non solo. Allora tutto questo diventa di importanza secondaria, mentre si fa consistente il pericolo di un Paese dall’etica e dalla legge a macchia di leopardo, con alcune Regioni –soprattutto quelle guidate dai neo crociati - che faranno di tutto per scoraggiare il ricorso alla RU486, complice un ministro del Welfare che minaccia ‘ritorsioni’ punitive a chi -medici e amministratori locali- semplicemente lasceranno che sia la coscienza, della paziente e dei sanitari, a valutare l’uso di questo farmaco, in rispetto sempre delle norme dello Stato. Perché per Sacconi il medico è maligno e la politica sospetta, per cui potrebbero entrambi favorire il non ricovero della paziente. Perché per Sacconi la donna è immorale e si potrebbe, con la RU486, creare una sorta di lassismo etico e quindi accrescere il ricorso all’aborto. Bisognerebbe ricordargli che chi scegli di interrompere la gravidanza lo fa in coscienza e lo Stato sulla soglia della coscienza deve fermarsi, per non diventare Stato etico, cioè qualcosa di ben lontano da quella condizione di diritto a cui tutti aspiriamo. Altra cosa, da ricordare al ministro e ai tanti crociati della politica, è che la nostra Costituzione ci consente di scegliere i trattamenti sanitari a cui vogliamo o non vogliamo sottoporci. Anche questo, ovviamente, è per loro un fattore trascurabile. Tanto a pagare il prezzo dell’ipocrita crociata sono le donne e la democrazia.
domenica 4 aprile 2010
sabato 3 aprile 2010
Politica&Palazzo di Giuseppe Lo Bianco
l governatore di Sicilia Raffaele Lombardo ha scatenato una pioggia d'incarichi su Palermo
Palermo - C'è Mimì La Cavera, figura leggendaria dell’industrializzazione siciliana mai decollata, viveur di gran livello, oggi vedovo dell’attrice Eleonora Rossi Drago, che a 95 anni, come dice il governatore Raffaele Lombardo, "sarà d’aiuto e da stimolo all’azione del governo regionale". E c’è Domenico Spampinato, che in un mese ha percepito 5mila euro per "elaborare parametri ettaro/coltura per le coltivazioni e unità di bestiame adulto". C’è il docente di architettura Ferdinando Corriere, che per analizzare gli aspetti dell’autotrasporto regionale per la filiera dell’ortofrutta ha incassato 56 mila euro, e c’è il dottor Pietro Garonna, che in cambio di 6.197 euro ha elaborato strategie per "lo sviluppo di valori della giustizia, della legalità e solidarietà sociale". Quali, ancora non si sa. E l’autonomia siciliana di Lombardo entra in classe al modico costo di oltre 20 mila euro, somma attribuita dall’inizio dell’anno scolastico alla dottoressa Serafina Perra: 43 anni, giornalista, ex componente della giunta catanese di Lombardo, chiamata ad elaborare "azioni di intervento per l’affermazione nella popolazione studentesca di elementi costitutivi essenziali dell’identità siciliana".
Il governatore sottolinea "l’esperienza, la saggezza e la competenza" di La Cavera, classe 1915, primo presidente di Confindustria che convinse Vittorio Valletta ad aprire lo stabilimento Fiat a Termini Imerese, ma l’anziano fondatore della Sofis è solo la vetta anagrafica di un esercito di consulenti che Lombardo, riproducendo il modello catanese della sua presidenza provinciale, ha arruolato a Palazzo d’Orleans. Incarichi e consenso, oggi come allora, vanno a braccetto, e dal giugno 2003 al febbraio 2008, data delle dimissioni per candidarsi a governatore, il leader dell’Mpa collezionò ben 82 incarichi costati due milioni e 269 mila euro, cifra che costrinse la procura ad aprire un’inchiesta inviando la guardia di finanza a sequestrare oltre 15 mila fotocopie di delibere, piante organiche e curriculum dei fortunati esperti, collaboratori, dirigenti a contratto. Nomine prestigiose, come quella dell’ex procuratore generale di Catania Giacomo Scalzo (già candidato sindaco di Caltagirone) indicato alla guida di "Servizi idrici etnei" e altre bizzarre, come quella del signor Elio Aloi, pagato "per l’attività di controllo in occasione di manifestazioni o eventi al centro fieristico Le Ciminiere", quasi tutte concentrate negli ultimi due mesi a ridosso delle dimissioni, in apertura della campagna elettorale del 2008. E se a Palermo La Cavera ha ottenuto l’incarico a 95 anni suonati, Carmine Ruffino, 33 anni, un diploma di solfeggio all’istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania e una laurea in informatica di primo livello, ha preso 50 mila euro per predisporre un software applicativo del "ciclo teso della filiera dell’ortofrutta".
Più impegnativo, forse, il compito di Gualberto Gianni, che in cambio di 8535 euro dovrà produrre azioni di intervento finalizzate "alla valorizzazione e al potenziamento della capacità di proporre la produzione artistica siciliana in un panorama internazionale". Si attendono riscontri planetari. All’ingegner Virgilio Bellomo è stato invece prorogato l’incarico di consulenza più linguisticamente astruso: percepirà 6197 euro per fornire "il supporto tecnico nell’attività di programmazione, monitoraggio e valutazione del servizio di pianificazione e controllo strategico dell’on.le Presidente". Che fino al dicembre scorso si è avvalso anche dei consigli, pagati 12.400 euro, del prof. Gianni Puglisi, presidente della fondazione Mormino del Banco di Sicilia, "in materia di valorizzazione e gestione dei Beni Culturali, l’Alta formazione e Università e sul sistema bancario e creditizio finanziario". Tra i pochi incarichi davvero utili, c’è quello assegnato all’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, chiamato a presiedere la commissione che ha redatto il nuovo codice regionale antimafia. Il lavoro è terminato e l’esito, una serie di norme a sostegno della trasparenza negli appalti pubblici, nell’attribuzione degli incarichi e nella gestione della pubblica amministrazione, è stato da tempo consegnato al committente (la Regione). La sua applicazione, però, rimane ancora in alto mare.
Da il Fatto Quotidiano del 3 aprile
Palermo - C'è Mimì La Cavera, figura leggendaria dell’industrializzazione siciliana mai decollata, viveur di gran livello, oggi vedovo dell’attrice Eleonora Rossi Drago, che a 95 anni, come dice il governatore Raffaele Lombardo, "sarà d’aiuto e da stimolo all’azione del governo regionale". E c’è Domenico Spampinato, che in un mese ha percepito 5mila euro per "elaborare parametri ettaro/coltura per le coltivazioni e unità di bestiame adulto". C’è il docente di architettura Ferdinando Corriere, che per analizzare gli aspetti dell’autotrasporto regionale per la filiera dell’ortofrutta ha incassato 56 mila euro, e c’è il dottor Pietro Garonna, che in cambio di 6.197 euro ha elaborato strategie per "lo sviluppo di valori della giustizia, della legalità e solidarietà sociale". Quali, ancora non si sa. E l’autonomia siciliana di Lombardo entra in classe al modico costo di oltre 20 mila euro, somma attribuita dall’inizio dell’anno scolastico alla dottoressa Serafina Perra: 43 anni, giornalista, ex componente della giunta catanese di Lombardo, chiamata ad elaborare "azioni di intervento per l’affermazione nella popolazione studentesca di elementi costitutivi essenziali dell’identità siciliana".
Il governatore sottolinea "l’esperienza, la saggezza e la competenza" di La Cavera, classe 1915, primo presidente di Confindustria che convinse Vittorio Valletta ad aprire lo stabilimento Fiat a Termini Imerese, ma l’anziano fondatore della Sofis è solo la vetta anagrafica di un esercito di consulenti che Lombardo, riproducendo il modello catanese della sua presidenza provinciale, ha arruolato a Palazzo d’Orleans. Incarichi e consenso, oggi come allora, vanno a braccetto, e dal giugno 2003 al febbraio 2008, data delle dimissioni per candidarsi a governatore, il leader dell’Mpa collezionò ben 82 incarichi costati due milioni e 269 mila euro, cifra che costrinse la procura ad aprire un’inchiesta inviando la guardia di finanza a sequestrare oltre 15 mila fotocopie di delibere, piante organiche e curriculum dei fortunati esperti, collaboratori, dirigenti a contratto. Nomine prestigiose, come quella dell’ex procuratore generale di Catania Giacomo Scalzo (già candidato sindaco di Caltagirone) indicato alla guida di "Servizi idrici etnei" e altre bizzarre, come quella del signor Elio Aloi, pagato "per l’attività di controllo in occasione di manifestazioni o eventi al centro fieristico Le Ciminiere", quasi tutte concentrate negli ultimi due mesi a ridosso delle dimissioni, in apertura della campagna elettorale del 2008. E se a Palermo La Cavera ha ottenuto l’incarico a 95 anni suonati, Carmine Ruffino, 33 anni, un diploma di solfeggio all’istituto musicale Vincenzo Bellini di Catania e una laurea in informatica di primo livello, ha preso 50 mila euro per predisporre un software applicativo del "ciclo teso della filiera dell’ortofrutta".
Più impegnativo, forse, il compito di Gualberto Gianni, che in cambio di 8535 euro dovrà produrre azioni di intervento finalizzate "alla valorizzazione e al potenziamento della capacità di proporre la produzione artistica siciliana in un panorama internazionale". Si attendono riscontri planetari. All’ingegner Virgilio Bellomo è stato invece prorogato l’incarico di consulenza più linguisticamente astruso: percepirà 6197 euro per fornire "il supporto tecnico nell’attività di programmazione, monitoraggio e valutazione del servizio di pianificazione e controllo strategico dell’on.le Presidente". Che fino al dicembre scorso si è avvalso anche dei consigli, pagati 12.400 euro, del prof. Gianni Puglisi, presidente della fondazione Mormino del Banco di Sicilia, "in materia di valorizzazione e gestione dei Beni Culturali, l’Alta formazione e Università e sul sistema bancario e creditizio finanziario". Tra i pochi incarichi davvero utili, c’è quello assegnato all’ex procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, chiamato a presiedere la commissione che ha redatto il nuovo codice regionale antimafia. Il lavoro è terminato e l’esito, una serie di norme a sostegno della trasparenza negli appalti pubblici, nell’attribuzione degli incarichi e nella gestione della pubblica amministrazione, è stato da tempo consegnato al committente (la Regione). La sua applicazione, però, rimane ancora in alto mare.
Da il Fatto Quotidiano del 3 aprile
venerdì 2 aprile 2010
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